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Vecchia, vituperata e amatissima lezione frontale

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…ma misi me per alto mare aperto

Lo devo ammettere, non mi sarei mai aspettato, neanche nei miei peggiori incubi, che accadesse una tragedia di questo livello. Il coronavirus, con il suo carico di disperazione e di paura, di decreti e restrizioni, ha sconvolto alla radice non solo la mia persona ma anche il mio essere insegnante, le mie (poche) certezze hanno cominciato a vacillare e poco a poco sono precipitato nel più profondo caos.

Per spiegarmi meglio utilizzerò, cosa per me non usuale, le parole di papa Francesco:

“Siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo trovati su una stessa barca fragili e disorientati, ma allo stesso tempo importanti e necessari, chiamati a remare insieme e a confortarci a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti”.

In preda allo sconforto ho dovuto abbandonare il porto sicuro della mia aula, fatta di rassicuranti banchi, cattedra, lavagna di ardesia e LIM, per cominciare a navigare a vela in mezzo a venti mutevoli nel grande mare della DAD (didattica a distanza). Ma come dice Benazir Bhutto: “Una nave in porto è al sicuro ma non è per questo che le navi sono state costruite”, quindi con timore, tremore ma anche entusiasmo e curiosità ho varato la mia navicula e ho preso il largo.

Non vorrei essere frainteso, senza menar vanto da nerd, in parte ero preparato all’avvento della DAD, fortunatamente posso affermare di non essere totalmente sprovveduto: sono in grado di costruire un sito web, gestisco un blog personale (rondellisono.blogspot.com); ho ideato e poi per molti anni gestito un blog di informazione e cultura di un certo successo (sikelianews.it); ho attivo un canale Youtube, frequento quotidianamente  e dinamicamente il mondo social.  Mi tengo aggiornato navigando nel web molte ore al giorno. Ogni mia lezione non può prescindere da un portatile collegato alla rete e alla LIM; i miei alunni sono in continuo collegamento con me e interagiamo da anni su WhatsApp e Facebook, in gruppi “alunni/Rondelli” esclusivi, ai quali sono affezionato fino alla gelosia. Non rifuggo dai nuovi approcci didattici e mi piace districarmi tra Socrative, Nearpod, Padlet, Edmodo, Moodle,  Google Cloud Team, Zoom e tanto altro…

…esta selva selvaggia e aspra e forte

Nonostante tutto quello già detto, all’annuncio della chiusura delle scuole sono andato nel panico. Un conto è il sapere teorico, utilizzato en passant per fornire ulteriori stimoli alla lezione, un conto è che la DAD diventa il tutto della situazione!

Mi sono ritrovato impegnato dalle sette del mattino alle nove di sera per creare contenuti efficaci, costretto a trasformare i vecchi PowerPoint in video, ad aggiungere a questi una traccia audio per renderli più “digeribili”, indaffarato a registrare lezioni, per poi, dopo 25 minuti di soliloquio, accorgermi di non avere attivato la telecamera, obbligato a cercare di discernere nel mare magnum delle lezioni di Youtube quelle più adatte, ancora costretto a creare continuamente test di feedback utili per capire se gli alunni mi hanno seguito, ma tediosi, mortalmente noiosi. Infine ho deciso di realizzare dei sondaggi per cercare di scandagliare l’umore degli alunni, per scoprire che l’aula manca a loro più di me, che baratterebbero mille volte la comodità dello stare a casa con una noiosa lezione di latino.

In questo frangente mio obiettivo principale è stato di non sovraccaricarli, cercare di restare ancorato alla programmazione progettata, cambiando i mezzi della trasmissione e delle verifiche, se verifiche si possono chiamare. I ragazzi si lamentano delle molte ore passate in video, come se prima non passassero il tutto tempo “attaccati” al cellulare. Però oggettivamente si deve tenere conto anche dell’esigenze delle famiglie, spesso con più figli e a volte anche con genitori insegnanti, famiglie impegnate in dirette più del Viminale. Le “dirette” sono fondamentali, servono a non perdere il contatto con gli alunni… ma più prosaicamente a portare avanti il programma. E poi hanno un’altra fondamentale caratteristica, permettono agli insegnanti di non essere sradicati dalla vecchia vituperata, solo a parole, in realtà amatissima lezione frontale. Mi sono ritrovato in mezzo a sgomitate virtuali quando, su suggerimento degli stessi alunni, ho provato, in qualità di coordinatore, a regolare il numero delle dirette, alla fine c’è sempre qualcuno “anarchico” che fa di testa sua non sentendo le ragione di nessuno, del resto la sensibilità è una forma d’intelligenza, è inutile cercare di ottenerla da chi ne è privo, sicuramente brillerà in altre cose. Da questo caos però è venuto fuori un vincitore, o meglio una vincitrice: “la lezione frontale”!

…ritorna ’n dietro e lascia andar la traccia

La lezione frontale? L’icona della didattica tradizionale? Tradizionale come la cucina di casa nostra? Che fare? ritornare indietro e lasciare alla moda il mal pensare della lezione frontale? Dimenticare la tanta retorica pseudo innovatrice di alcuni anni a questa parte?  «La lezione frontale è mera trasmissività e ripetizione del sapere!», «la lezione frontale veicola il sapere in forme autoritarie», «la lezione frontale è superata», «esistono alternative efficaci alla lezione frontale» «la lezione frontale trasmette solo conoscenze, come la mettiamo con le competenze?» . Siamo sicuri? Perché allora in un momento come questo, un momento nel quale tutte le “alternative” sarebbero utili, organizziamo webinar che altro non sono che lezioni frontali in salsa tecnologica? Forse perché i computer non insegnano ai ragazzi, a farlo sono gli insegnanti? A mio sommesso parere, e le difficoltà degli ultimi giorni lo dimostrano, la lezione frontale è la via più sintetica, rapida ed efficiente per spiegare il contenuto di un argomento. Riguardo a competenze e conoscenze scrive Daniele Lo Vetere in articolo dall’evocativo titolo Difesa della lezione frontale: «Sono assolutamente convinto che il mio compito, in quanto insegnante di letteratura, non sia quello di produrre studenti che a dieci anni dalla fine della scuola ricordino la teoria dei due soli del Monarchia o l’ossessione per il nido di Pascoli (per quanto, se si ricordassero anche quelle…). Credo che il mio compito sia quello di mettere i futuri adulti che mi stanno ora davanti come studenti nelle condizioni di interpretare testi ed esperienze extrascolastici di ogni genere: testi di alta letteratura, canzonette, pubblicità, blockbuster, discorsi politici. […] So però per esperienza che senza un corposo bagaglio di conoscenze, dalla cui quantità, data la compresenza di altri fattori, può derivare la qualità, l’attività dell’interpretazione non può che ricadere su se stessa, diventare tautologica, chiusa in un’asfittica e coattiva identità di vedute, preda della prima idea, sciocca, che viene in mente».

Non voglio negare il mio percorso di formazione digitale, se questa terribile situazione ha una merito è quello di avere dato una fortissima spinta in avanti alle competenze digitali di tantissime persone, ma permettetemi di dire che la prima cosa che farò quando varcherò la soglia della mia classe sarà riabbracciare i ragazzi stappando una lezione frontale d’annata!

2 Comments

  1. Emmanuele D'Urso

    Caro Michele,
    da sempre ti ammiro per la tua dedizione alla tua professione (o meglio alla tua missione). Ci metti l’anima e il cuore e l’affetto dei tuoi alunni ne è una dimostrazione.
    Ho letto con un filo di magone il tuo articolo, perché metti in risalto la necessità di un rapporto umano, frontale, di uno sguardo dentro gli occhi “reali” delle persone, in un mondo digitalizzato.
    Lo fai, nonostante tu sia molto tecnologico e sempre all’avanguardia.
    La verità è che il digitale può essere un forte aiuto e un forte supporto, lo sta dimostrando adesso, ma nulla, MAI, potrà competere con la bellezza di una discussione faccia a faccia, dove le emozioni e l’empatia la fanno da padrona.
    Dove una lezione di Storia diventa un racconto di vita, dove una lezione di grammatica diventa un momento di condivisione, dove una lezione, insomma, ci ricorda di essere umani.

    Grazie davvero. Ti abbraccio e ti auguro di tornare alla tua cattedra il prima possibile.
    Parola di uno che sul PC passa l’80% del suo tempo per lavoro.

  2. Nicola Palmeri

    Michele carissimo,
    ci conosciamo da quando Cervantes percorreva le vie del paesino dove viviamo (o forse percorreva le vie della tua immaginazione, e poi passava alla mia, grazie te).
    Io penso che ogni metodo didattico abbia la sua efficacia. Dipende da tante variabili, tra cui il contesto.
    Quando insegno informatica spesso preferisco il learning by doing; ah quanti linguaggi di programmazione da piccolo ho imparato, facendo.
    Anche la flipped classroom la uso molto…
    Ma torniamo a noi, io penso che tutti i metodi didattici si possano fare a distanza con le ovvie difficoltà.
    Però il brainstorming per esempio, probabilmente funziona meglio a distanza.
    Forse meglio dire… l’amatissima lezione IN PRESENZA, no frontale.
    Non vedo l’ora anch’io di riabbracciare te e il mondo!!!

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